Nel comune di Lanzo Torinese, un piccolo centro di appena 5.000 abitanti a due passi da Torino, si trova il famoso Ponte del Diavolo. Il ponte, che ha dato nome anche al parco circostante (detto appunto Parco del Ponte del Diavolo), fu costruito nel 1378 per collegare, superando il fiume Stura,  chiunque dalle Valli volesse recarsi sia a Lanzo sia verso la pianura. La tradizione lo volle costruito dai Romani, perché un’opera di tale importanza non poteva essere che il frutto della capacità tecnica costruttiva di quella civiltà.

In effetti il ponte risale al 1378: per pagarne le spese di costruzione venne imposto per un decennio un pedaggio sul vino. Le maestranze che edificarono il ponte sono locali, come lo stesso progettista.
L’ importanza del ponte è legata ai pedaggi che i lanzesi riscuotevano su tutto quanto (uomini, animali, merci) transitava, essendo l’unica via di passaggio tra le Valli e la pianura. Per questo motivo la popolazione delle Valli soprannominò i lanzesi peilacrist, “pelacristi”.

Molto più interessante è però la leggenda che racconta di come gli abitanti di Lanzo avessero costruito il ponte per due volte e che per altrettante volte questo fosse crollato, lasciando lo sconforto negli abitanti visto il costo oneroso per la costruzione. Il Diavolo, avendo assisto a ciò, si propose di costruire egli stesso un ponte che non sarebbe crollato, main cambio avrebbe preso l’anima del primo che lo avrebbe attraversato. Gli abitanti accettarono l’offerta e quando il ponte fu finito fecero passare per primo un cagnolino. Il Diavolo, furioso per l’affronto subito, sbatté con violenza le sue zampe sulle rocce intorno formando le caratteristiche “Marmitte dei Giganti”, visibili ancora oggi dietro la Cappella di San Rocco che si trova all’imbocco del ponte dalla parte di Lanzo.

Il Ponte del Diavolo, che si trova in una stretta gola con pareti a precipizio scavate dalle acque del fiume Stura in tempi preistorici, è lungo 65 metri e si trova ad un’altezza di 16. Al centro del ponte si trova un arco in pietra, resto di una porta costruita nel 1564 che veniva chiusa durante le epidemie di peste per impedire l’arrivo di stranieri al borgo che potessero minacciare la salute degli abitanti.